di Cristiano Puccetti
Per renderlo un capolavoro, questo Mondiale aveva bisogno di un finale col giallo. Germania 2006 tramonta con molti interrogativi e misteriosi intrighi. Che cosa sarà passato per la testa a Zidane al 110’ della finale di Coppa del Mondo? Chi ha segnalato veramente la scorrettezza del capitano francese all’arbitro Elizondo? E poi: se questo è stato presentato come il Mondiale della “tolleranza zero”, perché Zizou ha meritato il premio come miglior giocatore? Infine: dov’era il presidente della Fifa Blatter al momento della premiazione degli azzurri? Domande inevase, proviamo a capirne di più.
Black Out Zidane
Versioni che si intrecciano, curiosità che si avvinghiano con i verdetti di un Mondiale bello e impossibile. Culminato col quarto trionfo dell’Italia che ha offuscato sul momento l’inatteso colpo di teatro. Nell’ultima partita della sua carriera, che è coincisa magicamente con la finale del Mondiale, Zidane, il giocatore più grande dell’ultimo decennio, è riuscito ad infangare la sua immagine. Nel secondo tempo supplementare, con la sua squadra praticamente padrona del campo, ha reagito sproporzionatamente alla provocazione di Materazzi e gli ha inferto una violenta testata all’altezza del petto. Pazzesco. Seppur in evidente stato di trance agonistica, nessuno ha saputo spiegare il gesto. Sicuramente sono volate parole grosse tra i due. Terrorista? Offese alla madre? Alla sorella? Insulti razziali? Presto sapremo la verità. L’unica certezza, al momento, è la reazione del capitano francese: esagerata, scomposta. Davvero un peccato, Zizou. Nell’album dei ricordi, al fianco delle tue immense prodezze, conserveremo pure l’istantanea della tua ultima follia.
Chi l'ha visto? La TV
Al momento del fattaccio i direttori di gara (arbitro, i due assistenti, il quarto e il quinto uomo) hanno dato la sensazione di non aver visto niente. L’espulsione del capitano francese è arrivata infatti dopo molti minuti dal fallo...
L’Italia conquista per la quarta volta la Coppa del Mondo. In finale gli azzurri piegano la Francia ai calci di rigore (6-4) e mandano in visibilio una nazione intera. La squadra di Marcello Lippi sale sul trono dopo un torneo iniziato in sordina e finito con un crescendo spaventoso. Ma la sfida con i transalpini si risolve solo dopo 120’ minuti e 9 calci di rigore. E’ l’errore di Trezeguet (palla sulla traversa) che condanna Domenech e Les Bleus ad un’amarissima sconfitta.
Il primo tempo è un condensato di emozioni, degno di una finalissima del Mondiale. In avvio Henry sbatte violentemente il volto sulla spalla di Cannavaro e resta a terra privo di sensi. Poi torna in campo per ispirare al 6’ l’inserimento di Malouda che entra in area e cade a terra sull’intervento di Materazzi. Per Elizondo è calcio di rigore, la dinamica c’è tutta, il contatto è però molto lieve. Sul dischetto si presenta Zidane che opta per l’esecuzione più difficile, un thrilling: tocco morbido che bacia la traversa interna, rimbalza oltre la riga e torna magicamente in gioco. L’indice dell’arbitro punta il centrocampo e la Francia festeggia. Una legnata per l’Italia, un gol a freddo che però non scalfisce le convinzioni della squadra di Lippi. Che comincia ad attaccare a testa bassa, spinta da due esterni eccellenti come Zambrotta e Grosso, frenata però da un Totti che fa la comparsa. Toni è ben marcato e allora tocca ancora una volta ad un difensore bucare la retroguardia avversaria. Corner di Pirlo, capocciata di Materazzi e l’Italia pareggia (19’). Sulle ali dell’entusiasmo gli azzurri continuano ad attaccare e sfiorano addirittura il vantaggio. Sempre da calcio d’angolo, con la difesa francese notevolmente in apprensione, Toni incorna sulla traversa (36’).
Molto meno intensa la ripresa, giocata a ritmi più lenti e senza grandi emozioni. La Francia perde Vieria per infortunio, ma prende progressivamente in mano il controllo della partita. L’Italia...
Se è vero che le partite si vincono a centrocampo, allora tra Italia e Francia sarà davvero una lotta esaltante. Mutuando il concetto dei valori fatto per la difesa, attribuiamo alle due mediane le stesse potenzialità. Le elevate prestazioni dei centrocampisti italiani in questo Mondiale hanno infatti colmato un piccolo gap di partenza. Nel mezzo la coppia transalpina composta da Makelele e Vieira è più raffinata, più incisiva in zona gol e più tecnica. Ma i loro dirimpettai nella finalissima saranno Gattuso e Pirlo, due giocatori diversi, ma decisamente preziosi per l’equilibrio della squadra azzurra. Ai due esterni offensivi francesi, Malouda e Ribery, Lippi opporrà Camoranesi e Perrotta per un duello alla pari. Un elogio particolare lo merita il giovane Ribery: con la maglia dell’Olympique Marsiglia ha conquistato la fiducia di Domenech ed è diventato una delle rivelazioni di Germania 2006. Nell’Italia tornerà a disposizione De Rossi che ha scontato le 4 giornate di squalifica per la stupida gomitata a Mc Bride.
ITALIA voto 8,5
FRANCIA voto 8,5
FANTASISTA
Il calcio divide, Zidane unisce. E’ un fuoriclasse inarrivabile. Per Totti, per tutti. Il trequartista francoalgerino viene considerato a ragione il miglior giocatore dell’ultimo decennio. Maestoso, geniale, sublime, la sua stella è tornata a brillare proprio in corrispondenza della sua ultima esibizione. La finalissima del Mondiale, a meno di clamorosi ripensamenti, sancirà l’addio al calcio di Zidane. Ingeneroso, ma doveroso il paragone con Totti, che è arrivato miracolosamente in Germania grazie ad un recupero lampo da un bruttissimo infortunio. Non solo perchè ha vinto tutto quello che un calciatore può vincere (Mondiale, Europeo, Pallone d’Oro, Intercontinentale, Champions League, Scudetti), incoroniamo Zidane e lo preferiamo nettamente al fantasista italiano.
ZIDANE voto 10
TOTTI...
Centinaia di migliaia di persone stanno abbandonando Italia e Francia per recarsi a Berlino, dov’è già in atto una disperata caccia al biglietto. Nelle ultime ore gli ambiti tagliandi sono passati di mano anche a 2500 euro. Cifre da capogiro, come il numero di spettatori che seguiranno in tv la finalissima di Germania 2006. Intanto le due squadre, nei ritiri di Duisburg (azzurri) e di Hameln (i Bleus), stanno preparando nei minimi dettagli lo scontro titanico. E noi ci divertiamo a dare i voti, reparto per reparto, alle due pretendenti al titolo.
ALLENATORE
Hanno molti punti in comune, Marcello Lippi e Raymond Domenech. Sono entrambi tecnici molto bravi e molto coraggiosi. Impareggiabili catalizzatori di antipatie e di critiche, sguazzano, quasi si cibano della polemica, sempre si esaltano nei momenti di difficoltà. Il capolavoro del ct azzurro resterà la semifinale vinta nella tana della Germania con una mossa azzardatissima nei supplementari: giocare all’attacco, con due trequartisti e due punte, credere nella vittoria prima dei rigori. Eccezionale. L’impresa del ct transalpino invece è stata l’eliminazione di un presuntuoso Brasile: contro la Seleçao ha impostato perfettamente la squadra che ha impartito ai sudamericani una lezione di calcio. Direttore d’orchestra: Zinedine Zidane. Lippi e Domenech non temono le scelte coraggiose: il primo ha rinunciato ad un attaccante, salvaguardando con ostinazione l’impiego di un Totti al 60%, Domenech ha escluso praticamente dal Mondiale un cannoniere di razza come Trezeguet. Eppure entrambi sono arrivati in finale. Chapeau!
Pagella Mondiale:
LIPPI voto 9
DOMENECH voto 9
PORTIERE
Impossibile paragonare Buffon a Barthez. In questo momento il numero uno azzurro è il migliore al mondo nel suo ruolo. A Germania 2006 ha incassato un solo gol, quello siglato dal compagno di reparto Zaccardo...
Il Mondiale volge al termine ed è già tempo di bilanci. Alcuni processi sono già in corso, altri si celebreranno presto. Chi ha ben figurato lavora tranquillo per un futuro sempre più roseo, chi ha steccato ha già varato una rivoluzione. Un classico per i campionati del Mondo: i paesi delusi dal fallimento della propria squadra si sfogano chiedendo la testa dell’allenatore. Serviti. Analizziamo ora, avvalendosi anche del fattore geografico, sorprese e delusioni di Germania 2006.
DOMINIO EUROPEO
Confermata la tradizione: a vincere un Mondiale disputato nel Vecchio Continente sarà una formazione europea. L’unica eccezione nel 1958 in Svezia con il trionfo del Brasile. Questa volta addirittura il dominio delle formazioni continentali è stato schiacciante: quattro europee ai primi quattro posti. Prevedibile la presenza della Germania, trascinata da uno scintillante Klose, della Francia, presa per mano da un superbo Zidane e dell’Italia, protetta da una difesa imperforabile, sorprendente invece è stato l’exploit del Portogallo.
DISASTRO SUDAMERICANO
Come conseguenza registriamo il fallimento delle squadre sudamericane. Quattro formazioni ai nastri di partenza (Argentina, Brasile, Ecuador, Paraguay), traguardo massimo raggiunto solo i quarti di finale. Inglorioso. Per ritrovare una disfatta simile occorre risalire al 1982 con Germania, Francia, Italia e Polonia in semifinale. Particolarmente umiliante è stata l’estromissione del superfavorito Brasile (imbarazzanti Ronaldinho e Adriano). Dolorosa anche l’eliminazione dell’Argentina, maturata però contro i padroni di casa e ai calci di rigore.
ECLISSI TOTALI DELL’EST
Inatteso e clamoroso è stato anche il crollo dell’est Europa. Già le cocenti esclusioni di Romania, Bulgaria, Turchia (terza all’ultimo mondiale) e Grecia (campione d’Europa) avevano destato preoccupazione. Il percorso delle altre ha confermato l’involuzione del calcio dei balcani. Fuori al primo turno Croazia, Serbia...