Il Mondiale di Germania 2006 perde la sua grande favorita: torna a casa il Brasile, una squadra infarcita di fuoriclasse, ma indebolita dai troppi egoismi. L’insospettabile killer è la Francia (1-0), trascinata da un eccezionale Zidane. La sorprendente resurrezione dei Bleus sancisce l’iscrizione della squadra di Domenech nel registro delle favorite. Sulla sua strada, mercoledì 5 luglio a Monaco di Baviera, troverà il Portogallo, alla seconda semifinale della sua storia dopo quella del 1966. Eppure un brasiliano che festeggia esiste: è Luis Scolari che per la terza volta consecutiva nel giro di quattro anni elimina l’Inghilterra (3-1). E’ accaduto con il Brasile (Mondiale 2002), con il Portogallo (Europeo 2004) e ieri. Una maledizione contro cui si sono infranti i sogni di Eriksson, alla sua ultima panchina con la nazionale inglese. Eroico Ricardo che ha respinto tre rigori su quattro.
Il Brasile non aveva mai impressionato in questo Mondiale. Ma tutti gli avevano affibbiato l’etichetta di superfavorita per lo straordinario potenziale tecnico che annovera in organico. Contro la Francia però, la differenza l’ha fatta il giocatore più forte dell’ultimo decennio: Zinedine Zidane. Avrà pure voglia di appendere le scarpe al chiodo, ma ieri sera Zizou ha giocato una delle migliori partite in carriera. Dal suo piede è partita la punizione che al 58’ Henry, lasciato colpevolmente solo in area brasiliana, ha trasformata in oro. Sotto di un gol, la squadra di Parreira si è ulteriormente disunita, franando malamente, ingoiandosi sogni e campioni. Alla fine è sembrata piccola piccola, dinanzi ad una Francia davvero gigantesca.
Nel pomeriggio Inghilterra - Portogallo. L’avvio di gara vibrante lasciava presagire una partita ricca di gol. Ma la sterilità degli attaccanti ha fiaccato qualsiasi intento offensivo e il gotha del centrocampo a disposizione...
L’Italia travolge l’Ucraina (3-0, punteggio troppo severo) e si guadagna un’eccitante semifinale con la Germania. Gli azzurri con l’esplosione del bomber Toni per la prima volta hanno trasmesso la sensazione di poter puntare alla vittoria finale. Sulla loro strada troveranno un’arcigna Germania che solo dopo 120 minuti e 9 calci di rigore è riuscita a piegare l’Argentina (5-3), delusa, ferita e costretta a tornare a casa. I padroni di casa attendono ora l’Italia nella tana di Dortmund, martedì 4 luglio alle 21.
La squadra di Lippi ha un inizio fulminante e infilza la difesa ucraina al 6’ con un sinistro dalla distanza di Zambrotta. Sheva & C. reagiscono ma non riescono a trovare un pertugio nella muraglia difensiva azzurra. La pressione aumenta ad inizio ripresa e l’Italia vacilla. Buffon si schianta contro il palo per salvare la porta da un colpo di testa di Gusin, poi respinge su Gusiev e si avvale di Zambrotta per salvare sulla linea la ribattuta di Kalinichenko (58’). Nel momento migliore dell’Ucraina, si scatena Toni, la stella più attesa. Il centravanti azzurro prima incorna un assist di Totti per il raddoppio (59’), poi appoggia in rete una palla servita al centro da un maestoso Zambrotta (69’). In mezzo una traversa colpita dal vivace Gusin che rende più amaro l’epilogo della favola Ucraina. Tripudio di tricolori al fischio finale.
Lo scontro titanico tra Germania e Argentina si conclude ai calci di rigori: Lehmann si esalta, respinge le conclusioni di Ayala e Cambiasso e trascina i suoi in semifinale. La partita decolla solo al 49’: Riquelme dall’angolo premia l’inserimento di Ayala che brucia Klose e trafigge Lehmann. Gelo sull’Olympiastadion. L’Argentina prova ad uccidere l’incontro con pretestuose perdite di tempo che producono però il risveglio dei tedeschi. Alle corde, la formazione di Klinsmann trova un lampo all’80’:...
Nelle prime otto del Mondo non potevano mancare Brasile e Francia. Ma con Eriksson e Scolari non hanno fallito altre due nazionali con grande tradizione: Inghilterra e Portogallo. Sabato si sfideranno, tutte convinte di superare il proprio avversario, di trarne forza e convinzione per alzare al cielo la Coppa del Mondo. Ecco nel dettaglio pregi e difetti di altre quattro superpotenze.
BRASILE - La Seleçao già prima dell’inizio del Mondiale veniva indicata come strafavorita, creatura perfetta e inarrivabile, capace di asfaltare qualsiasi rivale. Certo, un attacco con Kakà, Ronaldinho, Ronaldo e Adriano lo sognano tutti gli allenatori e tutti i tifosi del mondo. Dovevano fare sfraceli, e in parte li hanno fatti, ma la loro coesistenza in campo ha procurato più di un problema: la vocazione offensiva espone talvolta centrocampo e difesa ad un’eccessiva pressione. L’ostinazione all’impiego contemporaneo delle 4 stelle potrebbe alla fine costituire un’arma a doppio taglio per Parreira. L’altra incognita è il portiere Dida, bravo ma troppo intermittente.
FRANCIA - Chi si era preparato a celebrare la fine di un ciclo è stato collocato in standby. Ha rischiato tantissimo la Francia, dilaniata da critiche e contrasti interni, prigioniera di fuoriclasse troppo egoisti per fare la differenza. Ma nella sfida con la Spagna, quando pareva imminente l’esalazione dell’ultimo respiro, Les Bleus sono rifioriti, trascinati da uno strepitoso Zidane che, prima di appendere le scarpe al chiodo, vuole ancora deliziare la platea mondiale. E se Domenech riuscirà a motivare Henry e a trovare il coraggio di buttare nella mischia anche Trezeguet, la Francia potrà giocarsela con tutti.
INGHILTERRA - I Leoni inglesi non hanno ancora ruggito. La squadra di Eriksson comunque senza alcuna difficoltà ha raggiunto i quarti di finale. Adesso però, con un Rooney sempre più tonico e pimpante, la differenza dovrà assicurarla il centrocampo,...
Il Mondiale entra nella sua fase decisiva: dopo la scrematura dei gironi eliminatori e degli ottavi di finale, in corsa sono rimaste le prime 8 squadre del mondo. Tre fra le più importanti saranno impegnate proprio venerdì: Germania, Argentina e Italia. La quarta è l’Ucraina, l’intrusa al banchetto delle potenze. Scopriamo nel dettaglio pregi e difetti di queste quattro nazionali.
GERMANIA - Klinsmann e i suoi allenamenti via internet hanno costituito oggetto di un feroce linciaggio da parte della stampa tedesca, ma quando le partite hanno iniziato a contare la Germania si è ritrovata ed ha espresso un bellissimo gioco, sorretto da un’elevatissima media realizzativa grazie alla coppia-gol più prolifica di tutto il torneo (Klose-Podolski, 7 gol). La stella indiscussa dell’organico resta Ballack che ha deciso di scatenarsi dai quarti in poi. Sorprendente il rendimento dell’esterno sinistro Lahm. Il punto debole della Germania è indubbiamente il reparto difensivo che, seppure esposto a modeste sollecitazioni, non sempre ha fornito impressione di solidità.
ARGENTINA - La rivoluzione di Peckerman (via i senatori, dentro i fedelissimi) ha partorito una creatura equilibrata ed esplosiva dalla cintola in su. Illuminata dalla regia di Riquelme a centrocampo, trascinata dai gol di Crespo e di un superlativo Maxi Rodriguez, l’Argentina attende ancora i capolavori di Messi, l’uomo che Maradona (sempre presente) ha indicato come suo autentico erede. Come per la Germania il tasto dolente è rappresentato dalla difesa e dal portiere Abbondanzieri: nessuno garantisce la tenuta al cospetto di attaccanti di livello.
ITALIA - Condannata alla sofferenza perenne, la squadra di Lippi comincia adesso a far paura. Cronicamente incapace di produrre bel gioco e spettacolo, l’Italia quasi da sempre vive di espedienti, di colpi di genio e di fortuna. Ma non muore mai, ha campioni e tradizione, può esplodere e divenire devastante quando...